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Ancora una volta sono costretto a parlare del famigerato Telecoms Package (http://en.wikipedia.org/wiki/Telecoms_Package).

Per chi non lo sapesse, il Telecoms Package è un insieme di misure che è stato presentato nel 2008 come proposta di legge al Parlamento Europeo grazie alla sponsorizzazione di Nicolas Sarkozy, di alcune delle associazioni di discografici europee e di alcune multinazionali telefoniche, come AT&T e Verizone.

Il Telecoms Package contiene alcune proposte che si possono solo definire vessatorie, rozze ed ingiuste. Tra queste, posso citare le seguenti.

  • L’obbligo per gli ISP di agire come poliziotti della rete per conto delle case discografiche, SENZA bisogno del mandato di un giudice.

  • L’obbligo di staccare definitivamente l’ADSL a chi viene “beccato” per tre volte a scaricare musica o film abusivamente, SENZA bisogno del mandato di un giudice (e continuando a fargli pagare l’abbonamento).

  • Pene amministrative da infarto per chi scarica musica e film, somministrate , SENZA bisogno del mandato di un giudice.

  • L’obbligo di intercettare le comunicazioni degli utenti, SENZA bisogno del mandato di un giudice.

  • L’obbligo per gli ISP di bloccare le comunicazioni non gradite alle case discografiche ed alle industrie del cinema, come eMule, SENZA bisogno del mandato di un giudice.

Naturalmente, a questo punto dovrete pensare ad un pesce d’Aprile, ad una mia improvvisa pazzia o ad una mia sporchissima manovra elettorale. Vi invito quindi a verificare di persona cosa sto dicendo a questi indirizzi:

http://www.blackouteurope.eu/

http://www.scambioetico.eu/index.php?&topic=673.0

Ne ha parlato anche Repubblica Online:

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/internet-leggi/open/open.html

Come potete vedere, NON è un pesce d’Aprile.

Domani, 6 Maggio 2009, questa follia verrà votata in via definitiva dal Parlamento Europeo durante l’ultima seduta della legislazione corrente. Noi candidati alle europee 2009 rischiamo di arrivare al nostro seggio al Parlamento Europeo a giochi già fatti.

Per questo motivo sono costretto a chiedervi di visitare la seguente pagina web e seguire le istruzioni che vi trovate.

http://www.scambioetico.eu/index.php?topic=697.msg4025#msg4025

Trovate altre info qui:

http://www.facebook.com/group.php?gid=73537262931

La principale coalizione che si oppone al Telecoms Package è OpenNet:

http://en.wikipedia.org/wiki/OpenNet

http://opennet.net/

Per carità, aiutateci ad impedire che questa follia venga messa in atto.

Alessandro Bottoni

http://www.alessandrobottoni.it/

alessandro.bottoni@infinito.it

Segretario Nazionale Associazione Partito Pirata

http://partito-pirata.it/

Candidato Indipendente al Parlamento Europeo con Sinistra e Libertà

http://www.sinistraeliberta.com/

http://www.ilprogettoarancione.it/

info@ilprogettoarancione.it

Come Vice Presidente del Partito Pirata, sono costretto a chiedere ancora una volta la vostra collaborazione per impedire che ci venga tolto ancora un’altro pezzo di democrazia e di libertà. Questa volta è a rischio niente meno che il diritto di esprimere la propria opinione attraverso il web ed i blog, così come sarebbe previsto dall’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana.

Col favore delle tenebre. No, anzi… delle ferie

In pieno Agosto 2007, mentre l’intero paese era in vacanza, il solerte Ricardo Franco Levi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha presentato un progetto di legge chiaramente concepito con il solo scopo di mettere la museruola a tutti coloro che intendono far sentire la voce della Società Civile attraverso il World Wide Web. La settimana scorsa, nel più assoluto silenzio, questo progetto di legge liberticida ha ottenuto l’approvazione del Consiglio dei Ministri, guidato da Romano Prodi. Ecco come ne ha dato la notizia Repubblica:

ROMA – Consiglio dei ministri del 12 ottobre: il governo approva e manda all’esame del Parlamento il testo che vuole cambiare le regole del gioco del mondo editoriale, per i giornali e anche per Internet. E’ un disegno di legge complesso, 20 pagine, 35 articoli, che adesso comincia a seminare il panico in Rete. Chi ha un piccolo sito, perfino chi ha un blog personale vede all’orizzonte obblighi di registrazione, burocrazia, spese impreviste. Soprattutto teme sanzioni penali più forti in caso di diffamazione.

[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]

Scherzetto o balzello?

La prima, e la più grave, conseguenz, di questo scherzo di Halloween del nostro amato Governo è un aumento iperbolico dei costi e delle complessità burocratiche necessari per mantenere in vita un qualunque sito web, compreso un blog personale. In pratica, chiunque volesse pubblicare qualunque cosa (anche le ricette della nonna) su un blog gratuito (come WordPress o Blogger) sarebbe comunque costretto a registrare la propria “testata giornalistica” presso il famigerato ROC (“Registro degli Operatori di Comunicazione”). Per chi non lo sapesse, il ROC è un database delle persone autorizzate dalla legge a parlare in pubblico, cioè qualcosa che esiste in due soli paesi al mondo: in Italia ed in Cina! Ecco come spiega quello che sta succedendo il quotidiano Repubblica:

“Articolo 6 del disegno di legge. C’è scritto che deve iscriversi al ROC, in uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, chiunque faccia “attività editoriale”. L’Autorità non pretende soldi per l’iscrizione, ma l’operazione è faticosa e qualcuno tra i certificati necessari richiede il pagamento del bollo. Attività editoriale – continua il disegno di legge – significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.”

[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]

Per legge, una “testata giornalistica” (come “Repubblica Online” o “Punto Informatico”) deve avere un suo Direttore Responsabile e deve essere pubblicata da una Società Editrice. Ovviamente, sia l’uno che l’altro vogliono essere pagati per il lavoro che svolgono e per le responsabilità (anche penali) che si accollano. Altrettanto ovviamente, nessun blogger sarà mai in grado di coprire questi costi. Di conseguenza, la stragrande maggioranza dei blog gestiti da italiani sono destinati a chiudere. Si noti che questo vale anche per i blog pubblicati in altre lingue e su altri mercati. Ciò che conta è infatti la residenza dell’autore.

Questo disegno di legge potrebbe quindi riuscire in qualcosa che nemmeno il giverno Cinese è mai riuscito a mettere in atto: la cancellazione dei blog dalla faccia del pianeta. Incredibilmente, potrebbe riuscire in questa opera senza nemmeno varare una legge che affermi esplicitamente che gestire un blog è illegale. Una azione come questa, infatti, susciterebbe un coro di proteste. Il nostro amato Governo potrebbe riuscire in questa impresa semplicemente innalzando i costi di gestione di un blog ad un livello inaccettabile per gli autori. Un modo molto più sottile e meno appariscente di mettere in atto una delle più odiose forme di censura che si possano concepire.

Il porto d’armi per il Blog

Ma questo è solo uno degli effetti di questo progetto di legge. L’altro è che trasformando i blog in testate giornalistiche si trasformano i blogger in giornalisti de facto ed i loro reati da semplici maracechelle in reati penali di notevole peso. In particolare, il reato di diffamazione commesso da un blogger non sarebbe più “diffamazione semplice” ma “diffamazione a mezzo stampa”. La differenza in termini di anni di galera e di euro di danni da pagare al diffamato è notevole.

In buona sostanza, chiunque volesse ancora dire la sua attraverso un blog dovrebbe agire con la stessa cautela di chi decide di portare un’arma sulla persona.

Le rassicurazioni di Mangiafuoco

Naturalmente, a fronte di un testo di questa gravità, steso nero su bianco, il Sottosegretario Levi sta spendendo una grande quantità di parole (vibrazioni dell’aria tra due persone) per rassicurare i blogger che “No, assolutamente! Non è nostra intenzione chiudere la bocca alla Società Civile ed ai dissidenti”. Ecco come riporta le rassicurazioni del sottosegretario il solito quotidiano “La Repubblica”:

Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e padre della riforma, sdrammatizza: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile”.

[Da Repubblica del 19 Ottobre 2007]

Verba volant, scripta manent….

Ma è possibile una cosa del genere? O ci state prendendo in giro?

Giudicate voi stessi:

Testo della Proposta di Legge del 3 Agosto 2007” sul sito del Governo.

Il Governo riforma l’editoria. Allarme in Rete.” a Repubblica Online.

Il Governo vara la Internet Tax.” a Punto Informatico.

La nuova legge sull’editoria del Governo obbligherà tutti i blog e i siti a diventare testate giornalistiche” a Civile.it.

Che fare?

Si può fare qualcosa per contrastare questo ignobile progetto di censura, degno solo della più squallida delle dittature? Si, si può fare qualcosa. Ad esempio, si può spargere la voce. Si può far sapere all’intero paese (e, se possibile, al mondo intero) che un Governo che si autodefinisce di Sinistra, vicino al popolo e difensore della Libertà, sta cercando di cancellare l’intero “fenomeno blog” dal suo ramo di Internet.

Lo si può fare ripubblicando questo testo, così come lo trovate, sui vostri siti web, ovunque possibile. Questo testo, infatti, contiene al suo interno un link a sé stesso. Ripubblicandolo su molti altri siti web si fa in modo che Google (ed altri motori di ricerca) lo innalzino nel loro punteggio (“rank”) e lo presentino tra i loro risultati migliori ogni volta che un internauta cerca il termine “blog”. In questo modo, chiunque sia interessato, anche marginalmente ai blog può essere raggiunto da questo grido di allarme. Per ripubblicare il testo, basta fare un copia&incolla.

Questa tecnica si chiama Google Bombing e, a dispetto del nome è perfettamente legale e perfettamente corretta. Potete trovare altre informazioni su questa tecnica a wikipedia: Google Bombing.

Questo è il link che mette in atto questo meccanismo:

Blog

Ovviamente, questo testo viene pubblicato con una licenza adatta a questo scopo:

Opera Coperta da Licenza Creative Commons

Fate click sull’immagine per leggere i dettagli della licenza.

Inoltre, potete firmare la petizione che abbiamo aperto per contrastare questo disegno di legge:

http://www.petitiononline.com/noDDL/petition.html

Grazie della vostra collaborazione

Alessandro Bottoni

http://www.alessandrobottoni.it/

http://www.oceanidigitali.it/

alessandro.bottoni@infinito.it

alessandrobottoni@interfree.it

 

Per favore, se proprio volete scrivermi, inserite la frase “Google Bombing per la libertà dei Blog” nell’apposita riga “Subject” (“Oggetto”) del vostro messaggio di posta elettronica.

Nei giorni scorsi, IndyMedia ha fatto notare che c'è qualcosa di decisamente strano nei dati ufficiali relativi allo scrutinio delle schede elettorali. Per capire di cosa si tratta, vi prego di studiare il grafico che i volontari di IndyMedia hanno preparato. Lo trovate a questo indirizzo:

http://italy.indymedia.org/news/2006/04/1046017.php

Il problema è questo: in qualunque studio statistico affidabile, il grafico che presenta la distribuzione dei dati si presenta inizialmente molto “accidentato”, a causa dei contributi causali provenienti dal campione. Mano a mano che i dati si accumulano, il comportamento “medio” (o “collettivo”) dei dati si fa sempre più uniforme e lineare, questo perchè i dati tendono a compensarsi reciprocamente fino a “convergere” attorno loro valore medio.

Di questo comportamento statistico non c'è nessuna traccia nel grafico che mostra l'andamento delle preferenze durante lo spoglio delle schede. Si è partiti da una situazione sostanzialmente sovrapponibile ai risultati dei sondaggi degli ultimi sei mesi, e praticamente identica a quella fornita dagli exit poll e, mano a mano che lo spoglio procedeva, ci si è allontanati da questa situazione fino ad arrivare a quella finale che tutti ben conosciamo.

Vi prego di notare che non si tratta di un grafico “troppo bello per essere vero”. Si tratta di un grafico che descrive un fenomeno statistico completamente diverso da quello che era lecito e doveroso aspettarsi. Detto in modo più esplicito: in questo momento, una parte della sinistra si sta lamentando non “perchè il grafico è troppo bello” ma perchè il grafico descrive chiaramente l'effetto di una manipolazione dei dati.

Per il momento, però, continuiamo a considerare questo grafico come la testimonianza di una semplice “anomalia statistica”. Questa “anomalia statistica” è già difficile di per sé stessa da giustificare (chiedete ad amici e parenti che capiscono qualcosa di statistica per avere una conferma), ma diventa ancora più sospetta perchè si somma ad altri indizi preoccupanti. Il primo di questi indizi è il background storico-statistico con cui si è arrivati alle elezioni.

Per almeno sei mesi, tutti i sondaggi effettuati dalle agenzie specializzate per conto dei giornali hanno dato il centrosinistra di Prodi in vantaggio di circa il 5% rispetto al centrodestra di Berlusconi. Questi sondaggi sono stati effettuati nell'arco di sei mesi intervistando almeno una dozzina di diversi “panel” (gruppi di persone) composti da almeno 1000 elettori ciascuno. Questi sondaggi sono stati condotti con criteri di professionalità e serietà scientifica talmente elevati che qualcuno (giornali e partiti) è stato disposto a pagare profumatamente per averli. Tutti questi sondaggi sono stati condotti da terze parti che non avevano assolutamente nulla da guadagnare dalla vittoria dell'uno o dell'altro schieramento. E tutti questi sondaggi hanno sempre dato vincente il centrosinistra con un margine di vantaggio di circa il 5%.

Durante lo svolgimento delle elezioni, Nexus ha condotto un serissimo studio statistico su un campione di circa 60.000 elettori usando lo strumento degli exit poll. Anche questo studio è stato ritenuto talmente serio ed affidabile che qualcuno (RAI, Mediaset, il Viminale in persona, etc.) è stato disposto a pagare milioni di euro per avere questi dati. Su questo punto non c'è da stupirsi: anche se condotte su piccola scala e con criteri di campionamento statistico, gli exit poll sono sostanzialmente delle vere “seconde elezioni” di controllo. Ed anche questi dati hanno dato il centrosinistra in vantaggio per lo stesso 5% previsto per mesi da tutti i sondaggi.

Poco dopo, Nexus ha iniziato ad esaminare i dati ufficiali provenienti dai seggi. Sulla base dei primi campioni (corrispondenti a decine di migliaia di elettori), le previsioni erano ancora a vantaggio del centrosinistra per il solito 5% previsto da tutti, ma proprio tutti, gli altri studi negli ultimi sei mesi.

Alla fine, tuttavia quello che conta sono i dati ufficiali del Viminale. Stranamente, i dati del Ministero dell'Interno (Ministro Giuseppe Pisanu, Forza Italia) sono in evidente controtendenza rispetto a quelli che tutti, fino ad un istante prima, hanno ritenuto affidabili. Durante le estenuanti ore dello spoglio, il consenso del Popolo Italiano si sposta lentamente ma inesorabilmente verso il centrodestra e verso Silvio Berlusconi. Alla fine, per un pelo non vince il centrodestra. Posso solo immaginare le facce dei bookmaker inglesi ed americani che, per mesi, sulla base di studi e sondaggi di vario tipo, hanno sempre dato vincente Romano Prodi. Ed i bookmaker, lo ricordiamo, sono persone che scommettono i loro sudati euro su queste previsioni.

Si saranno sbagliati i sondaggisti? Tutti? Per mesi? Anche dopo aver avuto accesso agli exit poll ed ai primi dati ufficiali?

O non è piuttosto il caso che si sia “sbagliato” il Ministero dell'Interno? Dopotutto Giuseppe Pisanu è un esponente di Forza Italia che rischia di perdere la poltrona se vince il centrosinistra.

Si tratta, ovviamente, di un sospetto gravissimo ed infamante ma, purtroppo, il ministro stesso non ha mai fatto nulla per dissolverlo. Come ha puntualmente riportato Punto Informatico (http://punto-informatico.it/p.asp?i=58540):

Su tutte e quattro le società Diario polemizza e attacca: "Il nome più noto dell'azienda (Accenture, ndr.) è Gianmario Pisanu, partner di Accenture e figlio del ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu". "Sarà l'azienda di Gianmario Pisanu – continua Diario – a inviare i dati elettorali al Viminale dove li accoglierà, paterno, Giuseppe Pisanu (candidato di Forza Italia in Puglia)".

Come se non bastasse questo bruttissimo pasticcio, il Ministro Pisanu ancora adesso, a quasi una settimana dal voto, non si è sentito in obbligo di difendere pubblicamente il suo operato e quello dei suoi uomini.

Per farla breve, il sospetto di brogli elettorali messi in atto dal centrodestra di Sivio Berlsuconi ai danni del centrosinistra di Romano Prodi è semplicemente inevitabile. Se sia anche fondato, deve deciderlo la Magistratura (attraverso il normale controllo che viene fatto sull'intero processo elettorale).

Di certo, questo sospetto sta approfondendo ed allargando ancora di più la frattura che attraversa dolorosamente il nostro paese da quando, nei primi anni '90, Silvio Berlusconi ha raccolto l'eredità della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista di Bettino Craxi.

Dopo aver visto Berlusconi all'attacco del centrosinistra per anni, con pesanti offese (“coglioni”) e drammatiche diffamazioni (“bambini bolliti”), dopo aver visto il comportamento di Berlusconi prima, durante e dopo le elezioni e dopo aver visto il grafico di IndyMedia, è inevitabile che molti di quei circa 24 milioni di Italiani che hanno votato per il centrosinistra ora debbano considerare questa destra, aggressiva e priva di scrupoli, un grave pericolo personale da cui difendersi.

Come spesso avviene in Italia, non resta che sperare nella forza e nella indipendenza della Magistratura.

Alessandro Bottoni 

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