Così Tony Blair finalmente lascia la poltrona. Non si sa ancora quando e come ma sembra ormai certo che questo sia il suo ultimo (il terzo!) mandato come Primo Ministro del Governo Inglese. Se questo è vero, si può dire, senza tema di smentita, che si conclude un’era.
Tony Blair è l’uomo che ha dimostrato che il più antico dei partiti “di sinistra” europei (il “Labour Party” inglese) può governare per 12 anni consecutivi la culla del Capitalismo mondiale (L’Inghilterra, culla della Rivoluzione Industriale e Patria di quasi tutti grandi economisti classici). Qualcosa di molto simile ad avere Fausto Bertinotti alla presidenza di Confindustria.
Nell’ottenere questo strepitoso risultato, Blair ha però messo la Sinistra europea di fronte ad uno scottante interrogativo:
“Possibile che l’unico modo che un partito di Sinistra, come il Labour Party, possa avere di vincere le elezioni sia quello di adottare un programma politico palesemente di Destra?”
Si, perchè questo è ciò che ha fatto Tony Blair in questi 12 anni e questa è la chiave del suo successo. Abbandonate le battaglie a favore dei lavoratori, abbandonati al loro destino i sindacati, abbandonate le barricate anticlericali ed antireligiose, abbandonati a sè stessi i movimenti antagonisti e giovanili, Tony Blair si è presentato all’elettorato inglese, geneticamente ultra-conservatore, con il più tradizionale dei programmi politici “Tory”: riduzione delle tasse, corrispondente riduzione dei servizi (del “welfare state”), decisionismo senza sensi di colpa, una sana dose di imperialismo vecchia maniera ed una solida amicizia con gli americani. Molti elettori “Labour” della vecchia scuola devono aver pensato di aver avuto le traveggole quando lo hanno visto salire sul palco la prima volta.
Da allora, molti altri partiti di Sinistra europei hanno cercato di imitarlo, a partire dai DS italiani. Uno dei più evidenti successi elettorali della Sinistra italiana degli ultimi anni, la riconquista del Comune di Bologna, è nato proprio sotto questa stella. Sergio Cofferati ha presentato a suo tempo un programma politico palesemente di Destra e lo sta attuando con una determinazione assolutamente ammirevole, esattamente come ha fatto Blair a suo tempo.
Ma allora, è veramente inevitabile che un partito di Sinistra debba adottare un programma politico palesemente di Destra se vuole vincere le elezioni?
Questo è ciò che fece, a suo tempo, Benito Mussolini, nel momento in cui da Socialista inventò il Fascismo (sostituendo alla lotta di classe l’utopia del corporativismo). Si tratta di qualcosa di chiaramente inaccettabile.
Che questo non sia sempre necessario lo ha dimostrato Zapatero. L’attuale Primo Ministro spagnolo si è presentato alle elezioni con un programma politico molto “ortodosso” per la tradizione progressista: matrimoni gay, tassazione delle rendite da capitale, estensione e rinforzo del welfare state, allontanamento dagli USA. Con quel programma politico ha vinto le elezioni (grazie anche ad un possibile contributo di Al Qaeda) e con quel programma sta governando, senza indecisioni e senza sensi di colpa.
A questo punto, è chiaro che la Sinistra europea è di fronte ad un fatto e ad una scelta. Il fatto è che non può sperare di arrivare al governo senza prima darsi una nuova immagine. La scelta è quella tra un “Fascismo di Sinistra” alla Blair ed un “Socialismo Moderno” alla Zapatero.
Le differenze tra i due modelli sono profonde ma, in fin dei conti sono riconducibili ad un solo elemento specifico: la gestione dei rapporti con il mondo della “Sinistra Antagonista” e dei “Movimenti”.
Tony Blair ha semplicemente estromesso dalla base elettorale del suo partito tutto il mondo della Sinistra Giovanile, della Sinistra Antagonista, dei Movimenti e della Sinistra Marxista-Leninista. In pratica, ha buttato fuori dalla porta la Sinistra stessa, ha adottato un programma politico di Destra e si è offerto come portavoce del mondo industriale ed economico del paese. Sorpassando a Destra i pur ultra-conservatori Tories ha vinto le elezioni. Il minuto successivo al suo giuramento come Primo Ministro era già sul carro del “vincitore” (od usurpatore?) George W. Bush in direzione di Bagdad.
Zapatero sembra aver fatto qualcosa di meno discutibile: ha “distillato” e “raffinato” le confuse e velleitarie istanze politiche della sua battagliera base elettorale e le ha trasformate in qualcosa di logicamente sostenibile e di socialmente accettabile persino per la cattolicissima Destra spagnola. Insomma: ha fatto il lavoro che dovrebbe fare un uomo politico.
Entrambi questi uomini politici hanno vinto raccogliendo voti alla loro destra (nel bacino elettorale del “Centro” filo-religioso e democratico) ma Blair lo ha fatto a discapito della sua ala sinistra mentre Zapatero è riuscito ad integrare e rendere accettabili le istanze di quella stessa ala sinistra anche all’elettorato di Centro.
Ma come si fa, allora, a ripetere il successo di Zapatero?
Personalmente, credo che si debba tenere presente un punto: le istanze politiche sostenute dalla rumorosa (e spesso molesta) ala “antagonista” della Sinistra italiana sono forse confuse e velleitarie ma non sono prive di fondamento. Il lavoro della nostra Sinistra “main stream” (in pratica i DS, Rifondazione ed i Comunisti Italiani) dovrebbe consistere proprio nella elaborazione di queste istanze, nella loro integrazione con il programma politico “main stream” e nella trasformazione del risultato in un programma politico solido e sostenibile. Si tratta di costruire qualcosa di molto diverso dall’abituale “pastiche” della Sinistra italiana.
Tra i punti salienti, ce n’è uno che merita una attenzione particolare: il rapporto con il mondo dell’economia. Per Blair, il mondo dell’economia è sempre stato il padrone a cui rendere conto. Ogni sua scelta politica è stata asservita all’esigenza di compiacere il mondo dell’economia e dell’industria. Come avviene nella migliore tradizione neo-conservatrice, l’economia è stata eletta a vero giudice della vita politica. Per Zapatero, è chiaro che è ancora la Politica a dover decidere sulle scelte strategiche del paese. Questa sua posizione inconfondibilmente “di sinistra”, è stata resa accettabile anche alla destra, tradizionalmente restìa a questo approcio filosofico, grazie alla chiara definizione di una serie di regole comuni e di garanzie. Regole e garanzie che, innegabilmente, sono necessarie anche al mondo dell’industria e della economia per poter prosperare.
Alla fine, è un problema di credibilità. Anche il più parruccone dei Tories può essere disposto a votare per un uomo di Sinistra se quell’uomo si dimostra in grado di vedere oltre l’orizzonte, di guidare il paese nella direzione giusta e di farlo rispettando le esigenze ed i diritti di tutti. Che non si tratti di un compito facile è semplicemente ovvio: non saremmo costretti a scegliere 100 o 200 uomini “di potere” tra 58 milioni se questo fosse un compito alla portata del nostro barbiere.